The Choice of Educating for the Life Together between Sinti and Gadjos La scelta dell’educare per convivere tra sinti e gagé En It

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2010

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Piergiorgio Reggio et al., « The Choice of Educating for the Life Together between Sinti and Gadjos », HAL-SHS : sciences de l'éducation, ID : 10670/1.xpfkl6


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L’educazione, la pedagogia e l’intervento sociale godono di brutta fama fra i sinti. Ne hanno sperimentato il lato violento, forzatamente assimilazionista. I sinti sono un «popolo resistenza» che è stato capace di fronteggiare i dispositivi rieducativi predisposti nei loro confronti, sebbene con enormi costi personali. Neimille rivoli dell’intervento sociale, tuttavia, è possibile scorgere anche altre pratiche educative che hanno accompagnato questi gruppi, sostenendone l’emancipazione e l’autodeterminazione. Le iniziative raccontate in questo «inserto» mostrano una modalità tutta diversa di concepire il rapporto fra potere ed educazione. Il primo articolo riassume i principali assunti della «pedagogia zingara» che si è sviluppata negli anni ’60 a partire dalle interpretazioni della «crisi» dei gruppi sinti dovuta all’industrializzazione delle campagne. Nonostante la pervasività delle modalità «ri-educative» esercitate nei confronti dei sinti, l’articolo mostra anche come le pratiche pedagogiche siano andate via via differenziandosi,prendendo distanza da concezioni discriminanti. Pur non essendo superate le forme di intervento di stampoassistenziale e segregante, gli ultimi anni hanno visto fiorire una pluralità di forme di accompagnamento educativo all’insegna del sostegno alle capacità degli individui e dei gruppi. Il secondo articolo racconta un caso emblematico: l’équipe di educatori di una cooperativa di Trento che, riconoscendo le difficoltà e lecontraddizioni del proprio intervento con i sinti, ha deciso di intraprendere un percorso di ripensamento delle proprie pratiche. Questa capacità riflessiva ha portato il gruppo ad approfondire la pedagogia freiriana e scoprirne i potenziali fecondi ed euristici. Il terzo articolo approfondisce perciò questioni di metodo e di approccio di Paulo Freire, e segnala i principali insegnamenti che l’esperienza trentina con i sinti consegna al sapere pedagogico. Nel «bazar» di questo numero Mattia Civico riflette sul modocon cui la politica locale si è messa in interazione con i sinti per pensare una legge a loro tutela. L’inserto si conclude con un dialogo su una seconda esperienza: quella del servizio di sviluppo di comunità delComune di Venezia. Anche in questo caso la dimensione dell’apprendimento è stata centrale per intraprendere percorsi di mediazione con il territorio, di empowerment e di miglioramento dellecondizioni abitative. La conflittualità che ha caratterizzato gli anni più recenti ha spinto gli operatori a una maggiore comprensione delle strategie che i sinti adottano per dare senso al contesto in cui vivono.

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